Il morale delle truppe non è stato mai così:
così alto, così vivo, così vero, così “sì”.
Tutti sanno che la guerra non si fa coi ma e coi se

e respingono gli assalti di un nemico fai da te.
Il nemico non t'ascolta, non sa neanche che ci sei
ma se crede ti fa fare tutto quel che vuole lui.
Il nemico è dappertutto, il nemico siamo noi:
se ogni tanto ci uccidiamo è per tirarcela da eroi.
Ci hanno dato roba buona nelle notti di trincea
così uno chiude gli occhi aspettando la marea.
Quando poi riapriamo gli occhi, la trincea non c'è già più:
una giostra fra le stelle, quattro ciocchi con Gesù.
C'han portato anche le spose, le han tenute in retrovia
solo che dopo due mesi se ne sono andate via.
C'è la bella vivandiera che la dà a chi vuole lei.
Se ti piglia di sorpresa, tu dimostrale chi sei.
Ogni tanto il cappellano ci prepara un bel caffè,
ci racconta le sue storie, ci fa un po' di cabaret
o coi cani in dotazione calpestando noi si va
le rovine di una guerra di tantissimi anni fa…
Le taverne di frontiera hanno profumi d'Ungheria
e ti portano da bere una birra d'abbazia.
Ogni fine settimana ci ubriachiamo giù in città
e pensiamo “il generale, tanto, sa quello che fa”.
La morale della truppa è sempre quella che già sai:
dice che senza una guerra, prima o poi, t'annoierai.
È sul fronte che la pace sembra una buona idea…
quando poi si torna a casa, si rimpiange la trincea

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